Camillo ha fondato quest’associazione che diventerà un Ordine per sottrarre alle mani di stipendiati senza cuore il servizio dei malati; ma lui, come voleva quest’Istituto?
Per Camillo, il suo Istituto è fondato per il servizio integrale del malato e di conseguenza, i suoi figli non devono prendere nell’ospedale “ il servizio spirituale senza il corporale”. In questa prospettiva, i sacerdoti, Ministri degli infirmi, per la natura della loro vocazione, sono tenuti ad esercitare il loro ministero sacerdotale ai malati; ma in virtù del voto sono tenuti ad esercitare il ministero infermieristico (almeno certi servizi). I fratelli, in virtù della loro vocazione religiosa sono tenuti ad esercitare il servizio corporale, tuttavia, in virtù del voto sono tenuti ad esercitare un certo servizio spirituale.
Seguendo questa logica, Camillo ha organizzato gli Ospedali di Santo Spirito e di San Giacomo di Roma (Italia). Camillo ha avuto l’intuizione di riorganizzare gli ospedali per mettervi più igiene separando i reparti: bambini, donne ed uomini. Anche se non conosceva i microbi patogeni, lui, riflettendo ha avuto l’idea di separare le persone che hanno malattie infettive con gli altri malati. In questi ospedali, lui stesso, attraverso atti semplicissimi però importantissimi in campo medico: lui puliva e lavava i malati, tagliava loro capelli, barba e unghie, dava loro da mangiare e da bere, percorreva le stradine di Roma alla ricerca di latte e uova per bambini malati e malnutriti, preparava i loro letti e consegnava loro i farmaci. Camillo ha dato un protocollo a tutti gli operatori sanitari per accogliere ogni malato che arrivava nell’ospedale di Santo Spirito. Ma queste norme si applicheranno solo, quando il paziente avrà dato liberamente il suo consenso. Dando la libertà ai malati di scegliere liberamente il tipo di cura, Camillo come un profeta ha messo in pratica, con anticipo, le norme del “Processo di Norimberga” 1945 che stipulavano che l’ottenimento del libero consenso del soggetto malato è fondamentale per iniziare ogni atto medico o ricerca. Così, prima di tutto, il malato arrivando nell’ospedale, deve subito essere lavato, la sua veste va cambiata, poi lui sarà posto comodamente a letto, dopo questa prima immediata assistenza, si penserà ai bisogni spirituali. Per completare questo protocollo, Camillo ha dato norme di azioni infermieristiche e pastorali negli ospedali: le consegne infermieristiche, prima e dopo il servizio all’ospedale, l’organizzazione del servizio all’ospedale, attitudine e correttezza professionale, compiti dell’infermiere, il turno di notte, la cura del letto, l’attenzione speciale al vitto, l’assistenza religiosa così via.
Camillo non ha studiato molto e conosceva bene i suoi limiti e i bisogni del suo Istituto. Perciò, lui riteneva necessari ed utili gli studi per la sua Congregazione per poter influire molto nel campo sanitario. “Dico dunque che questa mattina, mentre ero in viaggio, sono giunto a capire in modo perfetto che nel nostro Ordine sono non solo convenienti ma necessari studi di ogni tipo… Per questo servizio riconosco chiaramente che sono necessari uomini dotti in ogni scienza… Così, fratelli miei, io posso morire questa notte, però conosco chiaramente ora che questa è la volontà di Dio: che il nostro Ordine si orienti anche agli studi…”.
Ma nonostante questo desiderio di Camillo, i nostri che si litigavano sull’interpretazione delle linee operative del carisma non si sono specializzati per poter servire gli ammalati e incidere nella scienza medica come l’hanno saputo fare i gesuiti e i domenicani nel loro ambito. Però, al tempo di S. Camillo cominciavano le ricerche scientifiche sulle varie patologie. Abbiamo la scuola napoletana, la scuola Bolognese con Berengario da Carpi e la Scuola di Padova con Vessalio Andrea. Questi hanno rivoluzionato la base scientifica di Galeno. È il momento dell’osservazione clinica, della scoperta dell’anatomia, della circolazione del sangue, della microbiologia con il microscopio degli Olandesi, dell’anatomia patologica. Studi sul contagio, studi sulle turbe psichiche... Grandi nomi di quella epoca? Gabriele Falloppio (1523-1562) Bartolomeo Eustachi (1500-1574), Andrea Cesalpino (1519-1603), Girolamo Fracastoro (1483-1553) Marcello Malpighi (1628-1694), Baglivi Giorgio (1668-1707), Morgagni Giambattista (1682-1761), Spallanzani Lazzaro (1729-1799)... Qui c’è stato il distacco. I nostri, dopo la morte di Camillo e dopo aver quasi abbandonato il servizio infermieristico negli ospedali, non hanno giudicato necessario formarsi intellettualmente nella ricerca nelle scienze umane, teologiche o mediche per portare il loro valido contributo come l’aveva auspicato il fondatore. Bisognava aspettare l’arrivo dei “padri fondatori” del Camillianum, l’Istituto Internazionale di Pastorale Sanitaria, nel secolo scorso, per trovare dei camilliani lanciarsi nella ricerca vera e propria.
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