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La nascita della figura del cappellano negli ospedali

Per Camillo, il suo Istituto è fondato per il servizio integrale del malato e di conseguenza i suoi figli non devono prendere nell’ospedale “il servizio spirituale senza il corporale” .

I primi nove anni di vita dalla erezione a Ordine religioso sono serviti per sistemare giuridicamente l’Istituto e per chiarificare i compiti assunti col voto. Infatti la Bolla del Papa Gregorio XIV precisa i compiti e i ruoli da assumere tra i religiosi fratelli i sacerdoti .
Questa Bolla presenta l’officium dei fratelli e dei sacerdoti. I Sacerdoti Ministri degli infirmi, per la natura della loro vocazione, sono tenuti a esercitare il loro ministero sacerdotale ai malati; ma in virtù del voto sono tenuti ad esercitare il ministero infermieristico (almeno certi servizi). I fratelli, in virtù della loro vocazione religiosa sono tenuti ad esercitare il servizio corporale, tuttavia, in virtù del voto sono tenuti ad esercitare un certo servizio spirituale .
Oltre alla celebrazione dei sacramenti, i nostri avrebbero dovuto fare precedere la carità corporale a quella spirituale.  Il malato che arriva nell’ospedale, con il suo consenso, deve subito essere lavato; la sua veste deve essere cambiata; poi lui sarà posto comodamente a letto; dopo questa prima immediata assistenza, si penserà ai bisogni spirituali. Poiché, tramite il corpo, i nostri dovevano raggiungere l’anima.

Negli ospedali di Santo Spirito, di S. Giacomo, Camillo e i suoi compagni pulivano e lavavano i malati, tagliavano loro capelli, barba e unghie, davano loro da mangiare e da bere; preparavano i loro letti, consegnavano loro i farmaci, li curavano.
Per il Cicatelli, Camillo serviva  in ginocchio i malati e talvolta baciava i loro piedi. Una notte l’hanno trovato con un malato affetto da un cancro che esalava una puzza insopportabile. Camillo parlava con lui come se fosse “impazzito dall’amor suo”: fianco a fianco e “soffio a soffio”.

Per Camillo, bisogna  chiedere la grazia al Signore di poter curare i malati  “con quell’affetto che suol un’amorevole madre al suo unico figliuolo infermo”, (cfr regola 27) con affetto materno, dunque, con rispetto, con onore. Ad alcuni fratelli stanchi che non trattavano sufficientemente bene i pazienti, Camillo dice: “più cuore in quelle mani, fratello. Il Cicatelli diceva che Camillo considerava i malati come la persona di Cristo, che spesso quando li imboccava (immaginandosi che quelli fossero i suoi Cristi) domandava loro il perdono dei suoi peccati. Camillo considerava il letto dei malati come altare di Dio dove questi pazienti offrivano le loro sofferenze al Signore. Al malato che piangeva, Camillo disse: “fratel mio, non piangere, e non ti

dolere eccomi qui pronto per servirti; vedi che cosa posso fare per te, perché se bisognasse anco liquefarmi per amor tuo lo farò volontieri, e sappi chè ho giurato d’esserti schiavo”.
Davanti alle necessità per curare questi malati, Camillo esclamò: “ Perché non ho cento braccia per soccorrere questi poveri che invocano aiuto!”.

Oggi, nel mondo, più di 272 religiosi Camilliani operano come cappellani negli ospedali, case di cura, cliniche e centri medici. Nel senso dell’ articolo 10 della nostra Costituzione, “in particolari circostanze di luogo e di tempo, e in risposta alle necessità più urgenti della Chiesa e del prossimo, noi siamo aperti ad altre opere, specialmente in favore dei bisognosi”. E secondo l

 

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