MINISTRE DEGLI INFERMI DI S. CAMILLO
di sr Riccarda Lazzari
1. Cenni biografici della fondatrice: Maria Domenica Brun Barbantini
Figura poliedrica e straordinaria, Maria Domenica sperimentò tutti gli stati di vita che una donna può attraversare: fu sposa, madre, vedova, fondatrice e religiosa della Congregazione:
“Ministre degli infermi di S. Camillo”.
Nacque a Lucca il 17 gennaio 1789 da Pietro Brun e da Giovanna Granucci. Era di carattere aperto, estroverso, comunicativo, sensibile, ed aveva un’intelligenza pronta e lungimirante. Ebbe una formazione culturale, corrispondente al ceto medio superiore delle ragazze del suo tempo nella sua città. Ma i grandi maestri della sua vita furono soprattutto il dolore e la croce.
La “scuola del dolore” incominciò ben presto per Maria Domenica: nell’età della adolescenza ella rimase orfana di padre e tre suoi fratellini morirono a breve distanza l’uno dall’altro. Con la saggia guida della madre e del confessore, la piccola figlia dei Brun superò il dramma dei lutti ed entrò nella giovinezza con il cuore ricco di speranze.
A 22 anni, ella sposò il concittadino Salvatore Barbantini, ma appena cinque mesi dalle nozze, lo “sposo adorato” morì improvvisamente lasciando tragicamente sola Maria Domenica già in attesa di un figlio. Di fronte al dramma indicibile, emerse in lei una fede eroica che la sostenne, e tra le lacrime, abbracciò il crocifisso consacrandovisi totalmente e irrevocabilmente: “Oh mio Dio.. Dio del mio cuore.. voi solo crocifisso mio bene, sarete d’ora in poi il dolcissimo sposo dell’anima mia, il mio unico sommo amore, la mia eterna porzione”.
All’età di otto anni anche il figlio Lorenzino morì lasciando sola la desolata madre; ma ancora una volta, la fede eroica della Barbantini trasforma in offerta lo strazio infinito del suo cuore materno.
Sola e priva degli affetti più cari, la giovane vedova non si chiuse nella tristezza dei lutti e nella delusione di una giovinezza umanamente sconfitta, ma aprì il cuore ai malati poveri e soli della sua città. Da un matrimonio infranto e da una maternità spezzata, ella seppe elevarsi ad una sponsalità mistica in Cristo e ad una maternità spirituale ed universale per i fratelli. D’ora in poi, il suo cuore brucerà d’amore e di tenerezza per i malati più bisognosi, per gli abbandonati, per i morenti.
Di giorno e soprattutto di notte, ella percorse, con la lanterna accesa, le vie strette e buie della città di Lucca per raggiungere il capezzale delle inferme più gravi e sole. Spesso, dopo una intera notte di servizio, faceva seguire anche il giorno senza prendere cibo nè riposo. Talvolta, nel cuore della notte era inseguita da ignoti male intenzionati; altri, per farle dispetto, le insaponavano le scale delle abitazioni dove lei era diretta, ma niente e nessuno poté fermarla nella sua missione di carità; ella aveva in cuore una fiamma che non poteva spegnere: amare e servire Gesù stesso nascosto nel volto dei malati e sofferenti.
Nel suo cammino di configurazione a Cristo, Maria Domenica assaporò anche l’amarezza della calunnia, che accolse: “pregando, perdonando, e amando i suoi persecutori”. Dedicò tempo e fatiche al consolidamento della congregazione da lei fondata e alla formazione spirituale e carismatica delle figlie. Morì in Lucca il 22 maggio 1868.
Il 7 maggio 1995, Giovanni Paolo II ha proclamato “Beata” Maria Domenica Brun Barbantini, indicandola al mondo quale testimone autentica di “Amore evangelico, concreto per gli ultimi, gli emarginati, i piagati; un amore fatto di gesti di attenzione, di cristiana consolazione, di generosa dedizione e di instancabile vicinanza nei confronti degli ammalati e dei sofferenti”(Giovanni Paolo II, omelia del 7maggio1995).
2. La nascita dell’Istituto
Affascinate dall’esempio eroico di carità della Barbantini, alcune giovani si unirono a lei col desiderio di condividerne lo spirito e la missione, e il 23 gennaio 1829, Maria Domenica dà inizio alla prima comunità delle “Sorelle oblate infermiere”. Povere e con poca salute, ma ricche di zelo e di amore per Cristo, la Fondatrice e le prime sorelle compirono prodigi di carità al capezzale delle inferme e morenti, nelle abitazioni povere, dove giacevano sole e abbandonate anche le moribonde. Esse avevano un solo ideale: “Visitare, assistere servire il Dio umanato, agonizzante nell’orto o spirante sopra la croce, nella persona delle inferme povere e moribonde“(dalle regole manoscritte di M.D. Barbantini). E tutto ciò “con un cuore ardente della carità di Cristo ”(ivi).
Ella educò le figlie a vivere la vocazione ricevuta, fino al dono della vita: disponibili sempre al martirio della carità. Per questo, nelle sue Regole scrive: “Serviranno Nostro Signore Gesù Cristo nella persona delle inferme, con generosità e purità d’intenzione, pronte sempre ad esporre la propria vita per amore di Cristo morto sopra una croce per noi ”.
La testimonianza evangelica di carità della Fondatrice e delle figlie, indusse mons. Domenico Stefanelli, arcivescovo di Lucca, ad approvare ufficialmente le Regole e l’Istituto, a soli dodici anni dalla nascita della prima comunità, e ciò avvenne il 5 agosto 1841.
٠ La Vergine Addolorata icona del carisma
Maria Domenica affidò la sua congregazione alla protezione della Vergine Addolorata e la indicò alle figlie quale ispiratrice fondamentale del carisma, ed icona contemplativa ed apostolica del ministero. Come la Vergine, ai piedi della croce, assiste il figlio crocifisso, ne condivide la passione, il dolore, il disprezzo, l’abbandono, così le Ministre degli infermi devono vivere la compassione accanto agli infermi. Scrive la Madre nelle sue regole: “Si uniscano tutte con la SS. ma Vergine Addolorata a piè della croce, per implorare quello spirito di compassione verso le povere inferme che renda efficaci le azioni tutte che faranno a sollievo non solo del corpo ma anche dell’anima delle inferme medesime..”. Lo spirito di compassione, aspetto qualificante del carisma dell’istituto, è espresso, nel dettaglio, anche in altri punti della Regola: “si adattino all’umore diverso delle inferme e moribonde” .. “le consiglino se afflitte”….”le invitino all’amore di Gesù penante”, e con forti accenti, la Madre arriva a dire: “siano penetrate delle loro pene”. L’Addolorata che partecipa alla Passione del Figlio e offre al Padre il di Lui sacrificio, è la misura del dono e dell’amore che la Ministra degli infermi è chiamata a vivere accanto ai malati e ai morenti.
٠ S. Camillo de Lellis e la croce rossa per le Ministre degli infermi
Maria Domenica incontrò, per la prima volta, un camilliano, nella persona del Padre Antonio Scalabrini. Fu un incontro di fondamentale importanza: il religioso ravvisò nel carisma della Barbantini quello del proprio fondatore, Camillo de Lellis. La consigliò ad aggregare l’istituto al suo Ordine, la confortò, le promise aiuto nelle difficoltà. Il 27/1/1842 lo stesso Scalabrini, divenuto superiore generale dell’Ordine, emanò il decreto di aggregazione dell’Istituto di Maria Domenica all’Ordine dei Ministri degli Infermi. Il 23 marzo 1852, Sua Santità Pio IX conferì all’istituto lucchese, il “Decretum Laudis” attraverso il quale, concesse alle Figlie di Maria Domenica il titolo ufficiale di “Ministre degli Infermi”, titolo che lo stesso S. Camillo aveva dato ai suoi religiosi, e sancì la comunione spirituale tra i due Istituti Ora mancava soltanto la vestizione dell’abito religioso con la croce rossa camilliana, un obiettivo ardentemente perseguito e che diventò realtà in un’ora gloriosa della storia del novello istituto. Era il 19 agosto 1855, il colera mieteva vittime in tutta la Toscana, e le figlie di Maria Domenica uscirono per la prima volta dalla città di Lucca per andare a curare i colerosi nei lazzaretti delle vicine città. Era un servizio a “rischio della vita” ed esse vollero esprimere l’ardore di carità di cui era pieno il loro cuore, indossando, per la prima volta, in quella significativa occasione, il simbolo camilliano della carità. Le popolazioni di quelle città furono commosse dall’esempio delle Suore dalla croce rossa, “eroine di carità”. Una di esse, contagiata dal morbo colerico, donò la sua vita al Signore. Sr Carlotta aveva 26 anni.
3. L‘Istituto di Maria Domenica oggi
Le figlie di Maria Domenica rimasero, per lungo tempo, ad esprimere il loro ministero, nel territorio della città e provincia di Lucca, ma con l’approvazione Pontificia, ottenuta il 1°dicembre 1929, esse hanno potuto espandersi in Italia ed all’estero.
٠ In Italia
Le religiose sono presenti in varie regioni ed esercitano il ministero nei vari campi dell’assistenza sanitaria: nel domicilio, nelle case di riposo nelle case di cura, negli ospedali, nella pastorale sanitaria e nell’assistenza religiosa inserita nella “cappellania”.
٠ nelle missioni
Taiwan:
La prima missione dell’Istituto è nata nel 1948 in CINA in collaborazione con i confratelli camilliani. Una missione che ha conosciuto la Rivoluzione maoista, il martirio di persecuzione e di stenti di Sr. Claudia Martinelli e di Padre Celestino Rizzi. Dopo questo difficile ed eroico inizio, le missionarie, espulse dalla Cina comunista, giungono in Taiwan dove oggi le religiose, costituite in provincia, operano attivamente nel campo dell’assistenza e della pastorale sanitaria.
Brasile:
Nel 1949, l’Istituto mise le sue radici nel grande stato sud-americano. Oggi le religiose brasiliane, figlie di Maria Domenica, sono sparse in molti luoghi del loro paese, dove operano nei vari campi dell’assistenza sanitaria, in particolar modo in quella domiciliare e ospedaliera; nel campo della prevenzione, della formazione e della evangelizzazione, privilegiando le zone più povere.
Nel periodo post-conciliare, in risposta alle istanze della chiesa, l’istituto si è aperto alle missioni “ad gentes”: Thailandia:1974; Kenya:1976; Filippine:1979; Albania:1995; Cile:1995; Haiti: 2001.
Altri paesi sono in attesa delle figlie di Maria Domenica: tra questi, in prima istanza, vi sono quelli che hanno già dato alcune vocazioni all’istituto: India, Indonesia, Vietnam ed altri.
In ogni luogo, dove la Provvidenza le ha chiamate, le Ministre degli Infermi di S. Camillo continuano ad irradiare il carisma della Beata Barbantini, annunciando ai malati e sofferenti la tenerezza e la misericordia del Signore. Sensibili ai segni dei tempi e alle istanze della chiesa locale, esse operano accanto ai malati più poveri ed abbandonati. Secondo lo spirito della loro vocazione e del quarto voto, curano i malati di ogni genere e condizione. Sono presenti negli ospedali, nelle case di riposo, case di cura, assistenza a domicilio; promuovono la Pastorale della salute, in qualità di animatrici di progetti pastorali a livello parrocchiale e diocesano. Promuovono l’educazione sanitaria di base, e dei principi fondamentali della dignità umana. Lavorano per il recupero dei tossico-dipendenti; sono impegnate nella umanizzazione della morte con la pastorale della speranza.
Ai malati e sofferenti che incontrano, esse annunciano la Salvezza che è Cristo Signore.
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